Intervista di Mimma Della Cagnoletta con Claudio Mochi e Isabella Cassina fondatori della International Academy for Play Therapy (INA)

Ho conosciuto Claudio Mochi durante un meeting dell’Executive Board di IACAET (l’associazione internazionale per le Creative Arts Therapies nell’educazione e nella terapia) e ho scoperto la sua profonda esperienza in interventi umanitari e progetti psicosociali dove integra le metodologie della Play Therapy con modalità espressivo-creative, sviluppate da Isabella Cassina. Questa intervista nasce dalla mia curiosità e dalla consapevolezza che solo attraverso lo scambio e la collaborazione tra diverse tecniche e diversi professionisti, possiamo creare interventi efficaci per i nostri utenti.

MDC: Di cosa tratta la conferenza che state organizzando? Ci potete dire qualcosa di più di questo evento?

IC: Dal 2 al 4 luglio si riuniranno a Chiavenna dieci presentatori esperti in gioco e terapie espressive provenienti da sei paesi del mondo: dall’Australia al Costa Rica, passando da Palestina, Svizzera, Italia e Stati Uniti, ognuno con un argomento attuale e stimolante. È prevista anche la possibilità di partecipare online. Parleremo di come leggere i disegni dei bambini nei contesti di trauma e conflitto grazie ad uno studio che è stato condotto a Gaza, del lavoro artistico e creativo con i bambini vulnerabili del Costa Rica e con le comunità indigene australiane, sarà presentato un approccio transculturale per coinvolgere i genitori nel processo terapeutico, rifletteremo su come sviluppare progetti psicosociali, proteggere lo spazio di gioco dalle nostre influenze interne, ma anche di come la nostra persona condiziona la capacità di connettersi all’altro nei contesti di imprevedibilità e crisi e qual è il ruolo del gioco. Daremo spazio all’immaginazione, alle attività creative, al movimento. Sarà una piacevole danza tra quello che accade nel mondo e quello che succede dentro di noi. Invitiamo chiunque desideri contribuire ad un movimento globale che riconosce il gioco e le arti espressive come pietra angolare dello sviluppo umano e del benessere collettivo a unirsi a noi! (info QUI).

CM: La Play Therapy è un settore terapeutico espressivo e creativo adeguato al livello di sviluppo dei bambini. Nasce dall’esigenza di superare le difficoltà incontrate dai terapeuti dei primi del Novecento nel tentativo di adattare le terapie rivolte agli adulti all’età evolutiva. Di fronte ai limiti di interventi basati prevalentemente sull’interazione verbale, i pionieri di questo ambito individuarono nel gioco un canale comunicativo privilegiato, capace di consentire ai giovani clienti l’espressione spontanea di un’ampia gamma di vissuti, nonostante capacità cognitive e di introspezione ancora in fase di maturazione. Dallo scorso secolo fino a oggi, i Play Therapist riconoscono nel gioco la possibilità di oltrepassare i confini della realtà quotidiana, esplorare nuove soluzioni, sviluppare abilità e apprendimenti, favorendo crescita e benessere attraverso l’iniziativa personale del bambino.

MDC: E tu Isabella, che ti sei formata come Play Therapist ma che stai anche terminando un PhD in Expressive Arts Therapy, quali sono gli elementi comuni a queste due forme di terapie e come tu personalmente le coniughi?

IC: Play Therapy ed Expressive Arts Therapy sono due ambiti distinti ma complementari. Entrambi permettono di andare ben oltre i limiti del linguaggio verbale e rappresentano alcune delle metodologie più evolute ed efficaci nel campo della psicoterapia e, più in generale, della salute mentale. Il gioco assume funzioni e significati diversi nei due contesti anche in virtù dell’età dei clienti, ma mi piace considerarlo come un punto di incontro. In entrambi gli approcci ritengo il gioco sia uno strumento di crescita e benessere per tutto l’arco della vita: favorisce il piacere di essere pienamente nel momento, rafforza la sensazione di controllo sul proprio contesto e di efficacia personale, e promuove un’attivazione positiva della persona e delle sue risorse interne. Nella mia pratica mantengo un approccio prescrittivo selezionando la metodologia migliore sulla base del livello di sviluppo dei clienti e gli obiettivi del lavoro. Al tempo stesso, sono consapevole che la sinergia e l’influenza reciproca tra i due ambiti possono rivelarsi una chiave di svolta in qualsiasi percorso.

Photo: sessione di Play Therapy di gruppo nel contesto del progetto di INA nei centri di accoglienza per rifugiati in Svizzera